Dicembre 2025
Alla piccola Anna non sembrava vero. La mamma le aveva promesso che, se fosse stata buona, a Natale quest’anno l’avrebbe portata a sciare con lei nel suo posto segreto. Niente fratelli più grandi, niente amici dello sci club, neppure la zia che insisteva sempre per accompagnare la mamma… loro due. E basta…
Così, nei mesi autunnali aveva fatto attenzione: si era sempre lavata i denti tre volte al giorno, aveva aiutato ad apparecchiare la tavola, non aveva fatto i capricci per andare a trovare la madrina (beh, solo un pochino; la signora Antonietta era vecchia, con i capelli lunghi e grigi, i denti tutti storti… sembrava una strega e le faceva tanta paura).
Quell’anno, la neve tornò prima del solito e sorprese il paese una fredda mattina di dicembre ed Anna era felice: sentiva già di avere il premio in pugno.
Ma poi successe.
La mattina della Vigilia di Natale… i genitori erano usciti con i suoi fratelli per fare gli ultimi acquisti ed Anna era rimasta sola a casa con il compito di mettere via le cose della colazione. Ma l’occasione era troppo ghiotta.
Il papà possedeva un libro speciale: una raccolta di favole che aveva ricevuto da bambino. Non voleva che nessuno lo toccasse, ma a lei piaceva tantissimo. Così quella mattina, si arrampicò su una sedia, raggiunse lo scaffale più alto della libreria, e lo prese. Corse in cucina per sfogliarlo e ammirarne le figure colorate e quelle scritte grandi che ancora faceva fatica a leggere.
Ma Bissa, il grosso gatto che le ronzava sempre attorno, saltando sul tavolo rovesciò una tazzina di caffè che era rimasta mezza piena dalla colazione e… una piccola macchia marrone apparve sull’angolo della pagina.
La mattina della Vigilia di Natale… i genitori erano usciti con i suoi fratelli per fare gli ultimi acquisti ed Anna era rimasta sola a casa con il compito di mettere via le cose della colazione. Ma l’occasione era troppo ghiotta.
Il papà possedeva un libro speciale: una raccolta di favole che aveva ricevuto da bambino. Non voleva che nessuno lo toccasse, ma a lei piaceva tantissimo. Così quella mattina, si arrampicò su una sedia, raggiunse lo scaffale più alto della libreria, e lo prese. Corse in cucina per sfogliarlo e ammirarne le figure colorate e quelle scritte grandi che ancora faceva fatica a leggere.
Ma Bissa, il grosso gatto che le ronzava sempre attorno, saltando sul tavolo rovesciò una tazzina di caffè che era rimasta mezza piena dalla colazione e… una piccola macchia marrone apparve sull’angolo della pagina.
Anna impaurita prese un tovagliolo per pulire, ma più lo strofinava sulla carta e più quella macchia sembrava aumentare.
“Bissa, brutta gattaccia, lo vedi cos’hai combinato?” la bimba era in lacrime e non sapeva più cosa fare. Piangendo non si accorse dei rumori fuori casa fino a quando sentì le voci dei genitori. Era troppo tardi per rimetterlo a posto e quella macchia marrone sembrava sempre più grossa.
Presa dal panico, afferrò il libro, aprì il portellino della stufa e lo gettò dentro.
“Bissa, brutta gattaccia, lo vedi cos’hai combinato?” la bimba era in lacrime e non sapeva più cosa fare. Piangendo non si accorse dei rumori fuori casa fino a quando sentì le voci dei genitori. Era troppo tardi per rimetterlo a posto e quella macchia marrone sembrava sempre più grossa.
Presa dal panico, afferrò il libro, aprì il portellino della stufa e lo gettò dentro.
Quando la mamma entrò in cucina capì che qualcosa non andava
“Che succede Anna?”
“Ma niente mamma, tutto bene”
“Mi sembri rossa in viso. Hai pianto?”
“No no. Cioè, solo un pochino, è stata Bissa che mi ha graffiato”
“Bissa? Ma quella gatta non fa mai male a nessuno… Che succede?”
“Che succede Anna?”
“Ma niente mamma, tutto bene”
“Mi sembri rossa in viso. Hai pianto?”
“No no. Cioè, solo un pochino, è stata Bissa che mi ha graffiato”
“Bissa? Ma quella gatta non fa mai male a nessuno… Che succede?”
Insomma, sentendosi con le spalle al muro la bambina vuotò il sacco e la mamma fece in tempo a recuperare il libro del papà.
Ovviamente venne sgridata e messa in punizione: quella sera sarebbe andata a letto senza cena.
Ovviamente venne sgridata e messa in punizione: quella sera sarebbe andata a letto senza cena.
Piangendo Anna si ritirò nella sua stanzetta.
Non era dispiaciuta tanto per la sgridata, ma più per aver rovinato il libro cui papà teneva tanto. E poi, in fondo al cuore, era disperata perché non sarebbe andata a sciare con la mamma.
Piangeva, e il cuscino sembrava assorbire tutte le sue lacrime e i suoi pensieri.
E fu così che presto si addormentò e fece un sogno strano.
E fu così che presto si addormentò e fece un sogno strano.
Era vestita da Babbo Natale e volava su una grande slitta tirata da Bissa, la sua gatta soriana.
Stava volando di tetto in tetto, per portare i doni ai bambini. Ad un certo punto riconobbe la casa della nonna e lì si fermò per lasciare un bel pacchetto rettangolare ad un bambino che sembrava proprio il suo papà.
E poi riprese il volo per andare alla casa degli altri nonni e lasciare un pacchettino strano, dalla forma sferica, ad una bimba che somigliava proprio alla sua mamma.
Poi, mentre con Bissa tornava volando verso il Polo Nord spuntò il giorno e vide il bambino che accarezzava un libro di favole con le pagine bruciacchiate e una macchia di caffè. Ed la bambina con in mano una palla di vetro che quando la scuotevi scendeva la neve su un paesino proprio uguale al suo. E in una piccola casa, di quel piccolo paese nella palla di vetro, c’era una bambina che come lei, aveva due genitori e due fratelli più grandi.
Anna si svegliò sentendo i primi movimenti nella sala. Cacciò Bissa dal letto (era ancora un po’ arrabbiata con lei!), infilò il maglione e le ciabatte e corse a vedere cosa c’era sotto l’albero.
Anna si svegliò sentendo i primi movimenti nella sala. Cacciò Bissa dal letto (era ancora un po’ arrabbiata con lei!), infilò il maglione e le ciabatte e corse a vedere cosa c’era sotto l’albero.
“Finalmente ti sei svegliata” gridò suo fratello Jannik “adesso possiamo aprire i regali!”
C’erano pacchettini per tutti, grandi e piccoli.
Un paio di calze di lana per papà, un berretto con il ponpon per la mamma.
Jannik aveva ricevuto un modellino di ruspa ed Erik, l’altro fratello, un grosso e morbido cane di peluche.
Un paio di calze di lana per papà, un berretto con il ponpon per la mamma.
Jannik aveva ricevuto un modellino di ruspa ed Erik, l’altro fratello, un grosso e morbido cane di peluche.
Anna non vedeva nessun pacchetto per lei e già le salivano le lacrime agli occhi, quando papà disse “Ma per chi sarà mai questo pacco gigante? Forse per la piccola Anna?”
Non poteva crederci: un pacco stretto e lungo stava appoggiato sull’albero. Ma era così alto e così stretto che non lo aveva notato. Era il pacco più grande di tutti gli altri.
Anna non perse tempo e iniziò subito a scartarlo per scoprire, con sua immensa gioia, un paio di sci rossi fiammanti.
Le lacrime di rabbia si trasformarono in lacrime di gioia mentre correva ad abbracciare la mamma che, baciandola, le sussurrò:
“Sbaglio o abiiamo un appuntamento segreto?”
Testo di Franz Rossi
Foto di Walter Meregalli
“Sbaglio o abiiamo un appuntamento segreto?”
Testo di Franz Rossi
Foto di Walter Meregalli